Bertolucci su Bertolucci, dal frammento all’interpretazione

Bertolucci su Bertolucci, dal frammento all’interpretazione

di Elena Lodovichi e Maria Elena Basilicidublin film

Tra le numerose pellicole italiane presentate al Jameson Dublin International Film Festival non è mancato un omaggio al cineasta Bernardo Bertolucci. La retrospettiva, dal titolo “Bertolucci su Bertolucci”, è stata curata da Walter Fasano e Luca Guadagnino; ripercorre una delle carriere più longeve e brillanti del cinema italiano sulla base di un’amplissima scelta di materiale reperito dagli archivi di tutto il mondo, attentamente esaminato nell’arco di due anni di appassionato lavoro.

Principali motivi di riflessione sono: l’impegno e la militanza politica; l’intenso rapporto con i suoi attori da lui stesso equiparato a una storia d’amore; l’influenza sulla sua opera dell’analisi Freudiana sperimentata in molti anni di terapia; il complesso rapporto con il pubblico, con l’industria cinematografica, e con la censura italiana.

Fasano e Guadagnino, analizzando più di 300 ore di materiale video dal 1950 fino ad oggi, si propongono di indirizzare lo spettatore alla scoperta della personalità di Bertolucci. Pensieri, passioni e visioni raccontate in prima persona dal grande regista ci riportano al fervere di un clima culturale unico nella storia del cinema italiano, dagli esordi della sua carriera come poeta, sulla scia della figura paterna, fino all’ultimo lavoro “Io e te”, dopo l’interruzione del lungo silenzio artistico durato dieci anni.

Come lo stesso regista dichiara espressamente: “la macchina da presa vede sempre la verità”; ed è proprio tramite essa che svisceriamo il suo percorso creativo, tra i più densi e complessi del secondo Novecento.

FILM ITALIANI AL JAMESON DUBLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2015

Film FestANIME NERE

di Maria Elena Basilici

Anime nere, di Francesco Munzi: tratto dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, già in concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2014, è stato proiettato anche a Dublino nell’ambito del Jameson Dublin International Film Festival 2015; tra altri titoli rappresenta il cinema italiano in questa rassegna dublinese, che accoglie lavori di registi da tutto il mondo.  Munzi mette in scena le contraddizioni della Calabria signoreggiata dalla ‘Ndrangheta, e le ripercussioni che questo assoggettamento atavico, da cui tutti sono toccati, ha sui vari personaggi e sulla loro psiche. È la storia di tre fratelli: Luigi, il più giovane dei tre, trafficante internazionale di cocaina, cerca di spingere il nipote Leo (simbolo di una generazione perduta, sospesa tra radici ormai recise e un futuro altrettanto arido) a seguire la sua stessa strada; Rocco, milanese d’adozione, si è arricchito nel campo dell’edilizia sfruttando i soldi del fratello, anche se non ne condivide le scelte violente; Luciano, il più anziano dei tre, padre di Leo, cerca di rifugiarsi morbosamente in un ideale e arcaico Aspromonte dalla ritualità millenaria, tra i suoi animali e i fantasmi di un doloroso passato. Leo, trovando in se stesso solo il rancore, e l’ombra distorta di una fierezza, scatena una guerra tra bande i cui codici etici brutali porteranno alla disintegrazione dell’unità familiare e la folle spirale di violenza si insinuerà a corrodere anche gli affetti più profondi, in una scia nera di sangue. 

DECIMO NOTIZIARIO ITALVIDEONEWS TV DI ATTUALITA’ ITALIANE IN IRLANDA

Notizia 10

James Joyce and Ireland: A love-hate relationship

by Elena Lodovichi e Maria Elena Basilicijoyce

“If Dublin were to be destroyed in some catastrophe it could be rebuilt, brick by brick, using my works as a model”

Joyce had a complex and ambivalent relationship with his hometown. In those times, Dublin was a constricting place; in his books he describes the paralysis that afflicted the city with the legacy of the past and the rule of a strong sense of religiousness. To his contemporaries he was a real antichrist because he strongly criticised both Catholicism and Nationalism, which were the two pillars of Irish society. He felt obliged to leave his country to be able to exercise his artistic ability, but he never forgot the city that is the main character of his work. He wanted to describe and give literary dignity to his city but he had also a strong sense of truth; he went on despite the accusations of immorality in order to serve the purpose of describing the rapid-changes of the modern era.

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Domingo Notaro: L’arte nell’individuo e l’individuo nell’arte

notaroxa cura di Elena Lodovichi

Una poesia tutta volta alla decomposizione delle parole, per intuirne nuovi e inediti significati, quella di Domingo Notaro. Ma al di là della semantica va il suo lavoro linguistico, abbandonandosi spesso al puro e semplice fluire del suono insito nelle parole. Nella Long Room Hub del Trinity college Dublin il poeta-pittore-scultore ha presentato il suo nuovo libro di poesie “E-le-menti delle parole”, tradotto da Catherine O’Brien e Kay McCarthy, alla presenza dell’ambasciatore italiano Giovanni Adorni Braccesi Chiassi e del direttore del dipartimento di Italianistica del Trinity College Dublin Cormac Ó Cuilleanáin. La collezione bilingue è stata pubblicata dalla casa editrice “Dedalus Press”. Continue reading “Domingo Notaro: L’arte nell’individuo e l’individuo nell’arte” »